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sabato 24 dicembre 2011

Le 13 notti sante

Tratto da R. Steiner "Conferenza di Hannover, 26 dicembre 1911"


(...) Ma per colui i cui occhi spirituali vengono aperti, i tredici giorni e le tre­dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali.

Parallelamente all'esperienza del seme della pianta nelle profondità naturali della Terra, si ha veramente un'esperienza spirituale nelle profondità spirituali del­la Terra. Il veggente cui ciò sia possibile (o in virtù di qualche facoltà chiaroveggente ereditata, o come risul­tato di esercizi spirituali) può sentire come se egli stes­so penetrasse in queste profondità spirituali. Durante questo periodo di tredici giorni tredici notti, il chia­roveggente può scorgere quello che deve accadere al­l'uomo per il fatto di essere passato attraverso quelle incarnazioni terrene che si sono svolte sotto l'influsso delle forze luciferiche dal principio  dell'evoluzione della Terra fino alla nostra epoca. 
Le sofferenze del ka-maloca che l'uomo deve sopportare nel mondo spiri­tuale per il fatto che Lucifero si è posto al suo fianco sin da quando egli cominciò ad incarnarsi sulla Terra, si vedono in modo chiaro nelle grandi, possenti im­maginazioni che possono presentarsi all'anima duran­te i tredici giorni e le tredici notti fra la celebrazione del Natale quella del 6 gennaio, l'Epifania. 
Quando il seme della pianta sta trascorrendo il suo più impor­tante periodo nelle profondità sotterranee, è il tempo in cui l'anima umana attraversa le sue più profonde esperienze. L'anima contempla tutto ciò che l'uomo deve sperimentare nei mondi spirituali a causa del fat­to che, sotto l'influsso luciferico, egli si è allontanato dalle Potenze creatrici del mondo. Questa contempla­zione avviene nel modo migliore per l'anima durante questi giorni, e la prepara al tempo stesso a quell'im­maginazione, che noi possiamo chiamare immagina­zione del Cristo, ove scorgiamo che Cristo, vincitore su Lucifero, diviene giudice delle azioni umane com­piute nelle incarnazioni sottoposte all'influsso di Luci­fero. 
L'anima umana, l'anima del chiaroveggente, vive nel periodo fra la celebrazione della nascita di Gesù e quella dell'Epifania in modo tale che il mistero del Cristo le è rivelato. Durante questi tredici sacri giorni e notti l'anima può quindi riconoscere nel modo più profondo ciò che il Battesimo di Giovanni nel Gior­dano sta a significare.
Ed è singolare come durante i secoli del cristianesimo, ovunque la possibilità della visione spirituale si sviluppava nel giusto senso, fosse a conoscenza dei veggenti anche questa relazione particolare per cui lo sguardo spirituale si approfondisce durante le tredici notti, e cioè nel periodo del solstizio d'inverno. Molte anime chiaroveggenti - iniziati ai misteri dell'età mo­derna o dotati ancora di chiaroveggenza ereditaria - ci insegnarono che nel punto più oscuro del solstizio d'inverno l'anima può avere la visione di tutto ciò che l'uomo deve soffrire a causa del suo allontanamento dallo Spirito-Cristo, e quale rimedio e catarsi è stato possibile attraverso il Mistero posto in essere nel Bat­tesimo di Giovanni nel Giordano, e conseguentemen­te attraverso il Mistero del Golgota, e come la visione durante le tredici notti sia coronata il 6 gennaio dal­l'immaginazione del Cristo. 
Così è corretto ricordare il 6 gennaio come il giorno della nascita del Cristo, e queste tredici notti come il periodo durante il quale il potere di veggenza dell'anima umana percepisce tutto ciò che l'uomo deve attraversare nelle incarnazioni da Adamo ed Èva fino al Mistero del Golgota. (...)

Natale: un'immagine per l'anima

Liberamente tratto da R. Steiner "Conferenza di Hannover, 26 dicembre 1911"


Secondo la Scienza dello Spirito l'entità spirituale del Cristo fu presente in Gesù di Nazareth per tre anni, dal Battesimo nel Giordano fino agli avvenimenti del Golgota. Questo avvenimento, l'immersione dello Spirito del Cristo in Gesù di Nazareth, era ciò che nei primi secoli cristiani veniva celebrato come un Mistero, come la nascita del Cristo. Questa era originariamente l'Epifania del Cristo, festeggiata il 6 gennaio.
Ma la capacità di penetrazione in questo profondo Mistero venne affievolendosi sempre di più con il passare del tempo. A partire dal quarto secolo in avanti, con l'avvicinarsi dell'epoca del materialismo, l'intima comprensione del Mistero del Cristo si perdette e la festa del 6 gennaio cessò di avere contenuto. La nascita del Cristo venne anticipata di 13 giorni e ritenuta coincidente con la nascita di Gesù di Nazareth.
Tuttavia sebbene questo errore sembri determinato dalla perdita di una grande verità, in esso c'è anche un'inconscia saggezza.
Negli originari calendari, il 24 dicembre è il giorno dedicato ad Adamo ed Eva. In questo modo la Nascita di Gesù di Nazareth è stata collegata, con un'inconscia saggezza, al concetto dell'origine dell'uomo nell'evoluzione terrestre, della sua origine in Adamo ed Eva.
Questo ci può portare con il pensiero alla manifestazione dello spirito dell'anima umana al momento della sua nascita, quando essa risultava ancora incontaminata dagli effetti del contatto con il corpo fisico. Alla sua nascita, all'inizio del divenire fisico terreno, troviamo il bambino, ma non solo il bambino presente in ogni essere umano, bensì il bambino così com'era prima che gli uomini nell'evoluzione terrestre arrivassero alla primissima incarnazione fisica.
Quando non fu più possibile comprendere ciò che sulla Terra era disceso dalle distese cosmiche, dalle sfere celesti e non fu più compreso ciò che era avvenuto con il Battesimo nel Giordano, venne per tanto portata un'altra certezza e cioè che all'inizio dell'evoluzione terrestre l'uomo ebbe anche sulla Terra una natura nella quale poteva confidare.
Questa festività quindi, ogni anno deve ricordare all'essere umano:"Anche se non puoi rivolgere lo sguardo alle altezze celesti e là riconoscervi il grande Spirito Solare, dal tempo del tuo inizio terrestre porti in te, nella tua anima di bambino, finché resta incontaminata dagli effetti dell'incarnazione fisica, le forze che possono darti il saldo convincimento del fatto che tu puoi riportare la vittoria sulla bassa natura da cui sei gravato (...)"
E l'uomo, andando all'origine che da lui può essere contemplata del proprio essere, può dirsi: "Qualunque cosa possa succederti, qualunque cosa possa tormentarti, qualunque cosa possa trascinarti via dalle sfere luminose dello Spirito, un tempo in te ci fu l'origine divina, ed essa deve in te sussistere pur se profondamente nascosta nella tua anima. Se riconoscerai questa più interiore forza dell'anima, potrai aver fede che la conquista delle altezze rientri nelle tue possibilità. Se tu, come per magia, puoi porti davanti all'anima tutto ciò che dell'infanzia è ancora innocente e libero dalle tentazioni della vita tenendo lontano tutto quel che è accaduto alle anime umane nelle molte incarnazioni, ottieni un'immagine dell'anima umana quale era all'inizio dell'esistenza terrena, prima che iniziassero le incarnazioni terrene"

giovedì 22 dicembre 2011

Gaia - Racconto


Gaia attendeva quel giorno con una certa emozione, con un'aspettativa ottimista, ma anche con tutta la leggerezza del cuore che da sempre la caratterizzava. Erano ormai diversi mesi che non sembrava succedere nulla di speciale, le giornate invernali si erano susseguite senza sole e aveva piovuto molto. La terra era carica d'acqua e l'aria pesante di umidità. Un cielo quasi sempre grigio sembrava immobile sopra le sue giornate che si svolgevano con un ritmo monotono, quasi cantilenante.
All'inizio dell'inverno, quando avevano iniziato le piogge ed il freddo, Gaia era stata quasi insofferente e anche se la Primavera era ancora tanto lontana, già l'attendeva sentendo il calore estivo, che il suo corpo aveva raccolto, dissolversi velocemente.
Durante l'Autunno si era preparata, senza rendersene quasi conto, al lungo Inverno che l'attendeva. Seguendo il ritmo delle stagioni, si era preparata un piccolo e caldo spazio luminoso dove attendere il ritorno del Sole.
L'insofferenza piano piano si era dissipata, il suo respiro, di giorno in giorno, si era fatto più lieve e ritmico, i suoi movimenti più contenuti e più lenti, quasi come la natura che riposa durante le stagioni fredde, per poi esplodere di vita e colori al ritorno della bella stagione.
Gaia amava pensarsi come un semino posato nel terreno, un semino che durante il freddo inverno riposa nella gelida terra, a volte ammantata di una candida coperta di neve.
Com'è paziente la natura, si ripeteva spesso, come sa attendere il giusto tempo per mesi interi, con lentezza e saggezza, coltivando il suo spazio caldo, fino a quando giunge il momento per germinare.
Mancavano pochi giorni ormai all'equinozio di primavera, il sole piano piano tornava a scaldare le sue giornate, e si sentiva in tutta la campagna circostante come un fremere di vita ancora inespressa.
Nel suo vasetto di vetro, riempito con umido cotone, due piccoli e scuri fagioli stavano mettendo radice. Gaia sapeva che tra poco sarebbe giunto il momento di spostarli in un vaso di terra e posare il vaso in un punto il cui il sole potesse aiutare quella nuova vita a crescere.
Era molto emozionata all’idea di vedere come sarebbe stata la sua piantina di fagioli color della terra scura e fertile.

Solstizio d'Inverno

In più di un articolo ho parlato del ritmo e del movimento delle stagioni, che oscillano tra l'espirazione della Primavera e dell'Estate e l'inspirazione dell'Autunno e dell'Inverno (vedi: Natale: dal buio alla luce , La Terra e lo Spirito del Cristo) ed oggi è un giorno speciale per approfondire questo tema: oggi è il Solstizio di Inverno.

Dalla Primavera all'Estate la Terra si apre all'Universo come un fiore che sboccia, ma al culmine dell'Estate, dopo la prima decade d'Agosto, nuove forze si innestano nel ciclo dell'anno in concomitanza con i giorni delle stelle cadenti; sopraggiunge così, al culmine dell'Estate, l'età del ferro, in cui le forze di questo elemento si inseriscono nella Terra.
E' ora che si annuncia la rivoluzione dell'anno che conduce l'uomo verso l'Equinozio d'Autunno e il Soslstizio di Inverno. A Settembre la Terra inizia a rinfrescare, la vegetazione si estingue e gli spiriti di natura si ritirano alle radici delle piante; l'oscurità cade sempre più presto sulle teste degli uomini e la Terra si chiude in se stessa.
Avanzando verso la soglia del Solstizio di Inverno, la Terra giunge all'apice della sua inspirazione e quel che inspira è il suo elemento animico che durante le stagioni calde era diffuso nel cosmo. Ora la Terra è come se vagasse sola nel cosmo, con il suo elemento animico ritirato in sè e le forze di coscienza manifeste.

Al crepuscolo dell'Estate, addentrandosi nelle stagioni in cui la natura muore e si oscura il mondo, l'uomo è chiamato a vincere la malinconia che lo assale; egli deve imparare a trovare dentro di sè le forze del cosmo e ad evocare in sè, la luce e il calore.
Man mano che la terra si spoglia di vita, è tempo che lo spirito inidividuale affermi la sua energia, esso deve risvegliarsi con le forze di coscienza: è ora possibile pensare più chiaramente, fare progetti per il futuro e perseguirli, perchè quando la natura appassisce, allora lo spirito umano si desta ed ha nuove forze per affermarsi. E' questo il periodo in cui l'uomo ha maggiori forze di intelletto e di azione.
Quando si avvicina l'inverno l'uomo nobile si concentra su ciò che deve compiere, sugli enigmi che deve sciogliere, su ciò che può imparare, su ciò che deve migliorare dentro di sè e intorno a sè.
In tal modo il calore della volontà si accende fin nell'organismo, questo calore divenuto più intenso, si trasforma in luce interiore, una luce che illumina il mondo mentre cala la tenebra esteriore.

Mentre l'uommo intensifica la sua azione e dà più energia al suo pensiero, la luce solare dell'Inverno penetra nelle profondità della terra e trasmette fin lì le forze che alimentano la vita che si manifesterà nella futura primavera.
Proprio nel più profondo Inverno la Terra assume il volto della Madre che sta per generare la Vita futura; il volto della Terra ricoperta di neve diventa candido e purissimo e somiglia al volto, chiaro, pallido e roseo di una donna che sta per diventare madre. La Terra ricoperta di neve assume una purezza lunare, manifestandone le forze legate alla generazione e alla riproduzione delle forme viventi.
Camminando su un paesaggio innevato, baciato dal Sole meridiano, ci si accorge inoltre che il fondo di neve e ghiaccio, crea come uno specchio cosmico che riflette i raggi e gli influssi spirituali del Sole. Quei raggi nel giorno del Solstizio discendono sulla terra e con essi la forza del Sole discende nella materia terrestre.

E' al Solstizio di Inverno che la Terra diventa madre, così come nella volta scura del cosmo, la Dea Madre genera il Fanciullo Solare, immagine che attraversa i secoli e le religioni.
L'immagine della Dea Madre con Fanciullo Solare richiama l'uomo ai suoi doveri spirituali e terreni, trasmette a chi la medita le forze più sublimi per affrontare il nuovo anno che nasce dall'oscurità dell'inverno.

Liberamente tratto da: La Scienza dello Spirito (pagina Facebook)

giovedì 15 dicembre 2011

L'annuncio del Cristo: avvenimento universale


Nei popoli antichi, diversamente da oggi, si aveva una visione spirituale dell'esistenza. Con ciò non si intende dire che essi conducevano una vita simile alla nostra, ma che avevano più fede nella presenza di un Dio o più dei; si vuol dire piuttosto che essi realmente percepivano la presenza del mondo spirituale come reale e tangibile.
Questo tipo di rapporto con il mondo spirituale era a fondamento anche delle antiche religioni “solari”, la cui radice era la concezione del Sole quale aspetto manifesto del principio divino, origine della stessa vita terrena.
Quel che è interessante per noi è che presso i popoli che seguivano i culti legati al Sole, si possono trovare annunci di un evento che avrebbe cambiato per sempre l'evoluzione dell'uomo. E' un punto interessante, perchè mentre oggi siamo abituati a pensare alla Natività come un evento di “proprietà” del Cristianesimo, e quindi legato solo all'Ebraismo dell'antico Testamento, sembrerebbe in realtà che fosse un evento atteso e preannunciato in diversi angoli del mondo.

Il culto del Sole
Nel culto del Dio-anno si osservava come il Sole muore e rinasce nel corso dell'anno e che così fa anche l'uomo con il suo ciclo di vita: egli muore e rinasce. L'anno solare dunque può essere concepito come l'espressione di una legge universale di ritmica evoluzione, ossia quella del tramontare e risorgere.
In questo culto, un momento speciale assumeva significato sacro: il momento in cui la luce, nella parte inferiore dell'eclittica, sembra spegnersi e sparire nella terra e su cui invece nuovamente si eleva il ritmo delle stagioni, ritrovando uno splendore più vivo: il solstizio di inverno.
Poiché come ho scritto precedentemene le antiche religioni solari avevano una visione spirituale dell'esistenza, e consideravano l'uomo dotato di un'anima e/o di uno spirito che sopravvive al corpo, esse vedevano, nella sparizione della luce nel mondo delle tenebre, e nel suo rinascere, il simbolo di ciò che rinasce anche nell'uomo dopo l'esistenza terrena.
Sembrerebbe che nei culti solari della preistoria, ci fosse una sorta di presentimento della nascita dell'autentico “eroe solare”.
Un esempio per quei popoli, valga su tutti: nella tradizione indo-iranica, i seguaci del Dio Solare Mitra, celebravano l'astro della luce e della vita, proprio nei giorni del soltizio di inverno, in una data del resto fatidica per la storia di tutte le religioni.

L'annuncio nelle culture
Facciamo però qualche passo avanti nel tempo, ricordiamo come i veggenti della tradizione biblica si fossero comunicati l'un l'altro l'approssimarsi del giorno della Natività, e come anche in altri popoli fosse stato annunciato il massimo evento dell'evoluzione dell'uomo.
Gli astrologi avevano calcolato nel ciclo l'approssimarsi della Sua stella; le Pizie della Grecia e le Sibille dell'Oriente, nei responsi, predicevano la Sua venuta e Atene elevava altari al “Dio sconosciuto” che avrebbe restituito all'uomo il “corpo incorruttibile” o “corpo di resurrezione”.
Con analogo senso l'intuizione dei poeti evocava l'immagine del Salvatore, attraverso la visione di un nuovo ideale di vita: Vir­gilio cantava il « fanciullo divino » che sarebbe venuto ad instaurare un « nuovo ordine » e a restituire sulla terra la remota « età del­l'oro »; mentre Eschilo aveva già osato affermare che il regno di Giove era presso al tramonto. Così la filosofia, dopo aver raggiunto i culmini della speculazione cosmologica ed etica, aveva detto con Socrate « che occorreva ora attendere che discendesse dal ciclo, per esprimersi, qualcosa di più significativo »
La missione del « Logos solare » sulla Terra viene preannunciata dai Santuari dell'India, dell'Iran e del Caldea, e in particolare dalla visione di Osiride resuscitato, chiamato nelle cripte egizie il « Sole di mezzanotte », o « Portatore luce ».
Gli storici di Roma, Tacito e Svetonio, si volgevano all'Oriente, come per salutare un'alba fatidica. I grandi oracoli del monte ellenico — Delfo e Dodona — cessarono a un tratto di profetare e si chiusero nel silenzio qualche tempo prima della nascita di Gesù quasi a voler significare che il periodo delle visioni e delle divinazioni era sul punto di concludersi, perché stava per giungere Colui che doveva svegliare il Divino nell'intimo della individualità umana, il portatore dell'Io cosmico, il rivelatore della origine spirituale dell'uomo.

L'attesa del cosmo
Sembrerebbe che l'anima di tutta la storia palpiti intorno alla nascita di Cristo: le più chiare e ardite espressioni del pensiero, delle profezie e dell'arte, convergono verso la sua immagine, nel momento della Incarnazione.
Una sorta di attesa cosmica, dunque, una sospensione degli spiriti e delle cose, che si propaga sino al firmamento; una pausa nel tempo fatta di silenzio e di immobilità maestose, precedono la Nascita Divina.
Quando la data comincia ad approssimarsi, già le guerre nel mondo sono cessate: la spada di Roma, che sino ad allora non aveva avuto tregue, riposava nella guaina; il tempio di Giano rimase chiuso. E nel momento in cui la serenità del mondo sembrava rag­giungere un apice universale, il Bimbo atteso nasceva nella capanna di Bethlemme.
Il mattino della natura coincise da allora con il mattino del­l'umanità che si destava a nuova visione dell'essere.


Vedi anche:
Oggi nasce Cristo per noi
La Terra e lo Spirito del Cristo
Natale: dal buo alla luce

lunedì 12 dicembre 2011

Oggi nasce Cristo per noi

Tratto da "Natale - Conferenza, Berlino 1907" di R. Steiner


“Questo è il mio corpo”, “Questo è il mio spirito” 
Con queste due sentenze il Cristo stesso ha indicato la Terra come il Suo organismo (vedi: La Terra e lo Spirito del Cristo)
E’ possibile iniziare dunque ad avvicinarsi al vincolo vivo tra sé ed il Cristo attraverso l’amore per la Terra e quanto in essa vi è di vivente. Nel sentire questo vincolo vivo con il Cristo sta la coscienza cristiana.

L’evento cosmico per cui l’Io del Cristo entra in rapporto con l’Io umano si ripete ogni anno quando le giornate si accorciano e la Terra fisica si addormenta. E’ in questo periodo che si risveglia la coscienza spirituale della Terra e che noi possiamo entrare in comunicazione immediata con il Suo Spirito. Perciò non è un caso che la Natività del Signore sia stabilita nell’epoca dei giorni più brevi e delle notti più lunghe, dato che in questo avvenimento vi è la presenza dell’anima più elevata dell’evoluzione terrestre.
Ora lo Spirito della Terra non è più impegnato nella vita materiale come nelle stagioni calde, ma si risveglia alla vita spirituale e noi possiamo entrare in contatto diretto con Esso.
Per essere cristiani bisogna sentire il vincolo vivo col Cristo che realmente dimora sulla Terra e che, nel momento in cui sul Golgota il sangue sgorgò dalle ferite, trasferì la sua attività sulla Terra rendendola così partecipe dell’opera di Dio (nel testo originale si parla di Opera del Sole e non di Dio, ma questo aprirebbe tutto un lungo discorso).

La missione del Cristo
Nei tempi che precedettero la venuta del Cristo, troviamo che vi era un amore collegato ai vincoli di sangue; essi infatti dicevano: “Io già ero in Abramo” intendendo che essi si riconoscevano come un unico “Io” legato alla stirpe ed al sangue. Non percepivano cioè realmente l’Io individuale.
Con il Cristo invece fa la sua apparizione l’Amore spirituale, indipendente dal sangue e dalla carne, poiché Egli porta la coscienza dell’Io Sono, l’Io individuale svincolato dai legami di consanguineità. Egli non dice “Io già ero in Abramo”, ma “Prima di Abramo era Io sono” (questa traduzione è diversa da quelle classiche), intendendo che l’Io sono, il principio divino presente in ciascuno, esisteva prima di Abramo, derivando da Dio medesimo.
Per mezzo del Cristo dunque è penetrata dell’uomo la cognizione cosciente dell’”Io Sono”, mentre prima non sentivano la piena divinità dell’entità dell’uomo. Sentivano l’ “IO sono”, ma lo ricollegavano ai propri antenati.
Egli dunque portò la coscienza che esiste nell’uomo qualche cosa di molto più antico, di molto più indipendente.
L’”Io sono” contiene ciò che esiste in ogni singola persona, e l’amore dovrà dunque rivolgersi alle singole persone, in modo indipendente. Colui che farà dipendere l’amore dalla base naturale, dai legami del sangue, non sarà Cristiano nel vero senso; è l’Amore spirituale come vincolo di fratellanza che unisce tutta l’Umanità.

Chi comprende questo, penetra profondamente nell’essenza del pensiero Cristiano e della vita Cristiana e comprende anche perché il Cristo ci dice “Io sono con voi ogni giorno fino alla fine del mondo”.
Così, sapendo che l’”Io sono” è al di fuori del tempo, poiché deriva da Dio medesimo, si comprende anche l’antifona Natalizia che recita ogni volta “Oggi nasce Cristo per noi”. E’ infatti un avvenimento fuori dal tempo che si compie nuovamente in ogni Notte di Natale e non un avvenimento che ci limitiamo a ricordare.


Vedi anche L'anima dei quattro regni: umano, animale, vegetale e minerale

lunedì 5 dicembre 2011

Natale: dal buio alla luce

Mi piace il Natale! Fino a circa 3/4 anni fa non era così e facevo parte delle persone che "sopportano" il Natale. Tutto è iniziato quando, spinta dalla mia ricerca interiore, ho iniziato a scoprire che essa si armonizza perfettamente con il trascorrere delle stagioni e che la Natura e le feste che costellano l'anno solare, sono passaggi preziosi che ci portano nelle nostre profondità o che ci proiettano nel mondo.


Le Stagioni


Steiner sostiene che la Terra è un organismo vivente e come noi essa respira, ma il ciclo del suo respiro, di un singolo respiro, dura un anno. Dalla fine dell'Inverno fino all'Estate essa compie una grande espirazione, per poi cominciare ad inspirare fino al massimo al fondo dell'Inverno. Le stagioni dunque sono i segni dei suoi movimenti respiratori. 
Così si esprime questo movimento: in Primavera si osserva la vita emergere dalla Terra verso la superficie e iniziare a prolungarsi verso il cielo; in Estate si ha la massima aspirazione della Terra e della Natura verso le forze cosmiche nella veste dei fiori; in Autunno iniziano a ritrarsi le forze luminose e calde del Sole, le piante espirano la vita ricevuta in Estate e generano frutti. Si osserva in Autunno il meditare su di sè, il raccogliersi della Terra e la festa di Michele (29 settembre) invita l'uomo ad affidarsi alla guida degli Esseri Spirituali quando ci si sente abbandonati e viene meno il sostegno del calore del Sole.
In Inverno il centro diventa la vita interiore: la Terra ha raccolta nel suo centro tutta la vita fiorente, ora il seme è sotto Terra, al buio, e solo a Primavera germoglierà in superficie. Siamo chiamati a ricordare come anche in noi, in sintonia con il buio fisico dell'Inverno, nelle profondità del nostro buio interiore, vi sia un seme dormiente che si prepara a nuova vita.
Muovendoci con le stagioni, e ascoltandone l'espandere e il contrarre la vita, la nostra interiorità trova sostegno e non soccombe più all'atmosfera cupa dell'Inverno.
Quest'ultima diventa fonte di dolore, sofferenza e solitudine se il nostro Cuore non si collega alla saggezza spirituale in cui viviamo immersi.


Il senso del Natale


Con la comparsa del Cristo, ossia con l'incarnazione dello Spirito Solare nella sostanza, questo momento di solitudine e di buio si trasforma nella festa del calore e della gioia. Il Cristo sarà il grande ispiratore dell'umanità, per insegnare a leggere il senso della vita nell'uomo e nel suo evolversi.
Siamo dunque giunti attraverso l'Autunno fino al solstizio di Inverno, la Terra ha compiuto una profonda inspirazione e così l'uomo si trova nudo di fronte alla sua interiorità. Molte persone sono sensibili a questo movimento delle stagioni e vivono il sopraggiungere delle stagioni fredde con un certo timore. Eppure se ci si abbandona con fiducia a questo movimento della nostra interiorità che vive in armonia con le Stagioni (in Primavera e in Estate ci volgiamo all'esterno e all'azione, mentre in Autunno e in Inverso rallentiamo e diventiamo più introspettivi), si può riscoprire una dolce saggezza ed anche un fluire del proprio sentire più lieve e naturale.
Se ci si ferma all'espansione del nostro animo propria della Primavera, non troveremo la vera luce interiore poichè saremo proiettati nella manifestazione esteriore. La luce la troviamo quando accettiamo la tenebra. La tenebra ci accompagna morbidamente all'ascolto interiore, la luce si fa fioca e si raccoglie nelle profondità; se non ci fosse la tenebra, non saremmo chiamati a cercare la luce poichè essa tutto sovrasterebbe.
Allora ecco che mentre ci addentriamo nel freddo e nel buio dell'Autunno prima e dell'Inverno poi, ci incamminiamo come i Re Magi verso la Luce. Le forze fisiche si sono ritirate e lasciano spazio alla coscienza e allo Spirito.
A questo punto incontriamo il Natale; questa festività si situa, e non a caso, proprio poco dopo il solstizio di Inverno e la notte più lunga dell'anno (22 dicembre). Il buio sembra dominare, ma si accendono le luci pronte ad accogliere il Cristo Gesù che porta la Luce spirituale.
Non si tratta solo di una luce interiore però, poichè dopo la notte più lunga dell'anno le giornate tornano lentamente ad allungarsi ed inizia, quasi senza coscienza, la nuova lunga espirazione della Terra. La Luce fa lentamente capolino in ogni angolo della nostra esistenza.

In sintonia con questa visione è una bella abitudine accendere candele durante le buie serate invernali e preparare l'arrivo del Natale con queste belle luci calde nella casa. Si crea una piacevole atmosfera e si una qual certa serenità e calma interiore.


Per chi poi volesse ornare la sua casa l'albero di Natale ed il Presepio sono anch'essi segni dell'attesa e della connessione con il Divino. Se il Presepio è più facilmente ricollegabile a questi significati, spesso si dimentica come l'albero di Natale ci giunga da tempi molto antichi; esso rievoca la connessione tra Cielo e Terra e la regione sotterranea, è legato all'archetipo dell'Albero Cosmico che simboleggia l'eternità del cosmo,la sua origine divina.