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giovedì 22 dicembre 2011

Gaia - Racconto


Gaia attendeva quel giorno con una certa emozione, con un'aspettativa ottimista, ma anche con tutta la leggerezza del cuore che da sempre la caratterizzava. Erano ormai diversi mesi che non sembrava succedere nulla di speciale, le giornate invernali si erano susseguite senza sole e aveva piovuto molto. La terra era carica d'acqua e l'aria pesante di umidità. Un cielo quasi sempre grigio sembrava immobile sopra le sue giornate che si svolgevano con un ritmo monotono, quasi cantilenante.
All'inizio dell'inverno, quando avevano iniziato le piogge ed il freddo, Gaia era stata quasi insofferente e anche se la Primavera era ancora tanto lontana, già l'attendeva sentendo il calore estivo, che il suo corpo aveva raccolto, dissolversi velocemente.
Durante l'Autunno si era preparata, senza rendersene quasi conto, al lungo Inverno che l'attendeva. Seguendo il ritmo delle stagioni, si era preparata un piccolo e caldo spazio luminoso dove attendere il ritorno del Sole.
L'insofferenza piano piano si era dissipata, il suo respiro, di giorno in giorno, si era fatto più lieve e ritmico, i suoi movimenti più contenuti e più lenti, quasi come la natura che riposa durante le stagioni fredde, per poi esplodere di vita e colori al ritorno della bella stagione.
Gaia amava pensarsi come un semino posato nel terreno, un semino che durante il freddo inverno riposa nella gelida terra, a volte ammantata di una candida coperta di neve.
Com'è paziente la natura, si ripeteva spesso, come sa attendere il giusto tempo per mesi interi, con lentezza e saggezza, coltivando il suo spazio caldo, fino a quando giunge il momento per germinare.
Mancavano pochi giorni ormai all'equinozio di primavera, il sole piano piano tornava a scaldare le sue giornate, e si sentiva in tutta la campagna circostante come un fremere di vita ancora inespressa.
Nel suo vasetto di vetro, riempito con umido cotone, due piccoli e scuri fagioli stavano mettendo radice. Gaia sapeva che tra poco sarebbe giunto il momento di spostarli in un vaso di terra e posare il vaso in un punto il cui il sole potesse aiutare quella nuova vita a crescere.
Era molto emozionata all’idea di vedere come sarebbe stata la sua piantina di fagioli color della terra scura e fertile.

Solstizio d'Inverno

In più di un articolo ho parlato del ritmo e del movimento delle stagioni, che oscillano tra l'espirazione della Primavera e dell'Estate e l'inspirazione dell'Autunno e dell'Inverno (vedi: Natale: dal buio alla luce , La Terra e lo Spirito del Cristo) ed oggi è un giorno speciale per approfondire questo tema: oggi è il Solstizio di Inverno.

Dalla Primavera all'Estate la Terra si apre all'Universo come un fiore che sboccia, ma al culmine dell'Estate, dopo la prima decade d'Agosto, nuove forze si innestano nel ciclo dell'anno in concomitanza con i giorni delle stelle cadenti; sopraggiunge così, al culmine dell'Estate, l'età del ferro, in cui le forze di questo elemento si inseriscono nella Terra.
E' ora che si annuncia la rivoluzione dell'anno che conduce l'uomo verso l'Equinozio d'Autunno e il Soslstizio di Inverno. A Settembre la Terra inizia a rinfrescare, la vegetazione si estingue e gli spiriti di natura si ritirano alle radici delle piante; l'oscurità cade sempre più presto sulle teste degli uomini e la Terra si chiude in se stessa.
Avanzando verso la soglia del Solstizio di Inverno, la Terra giunge all'apice della sua inspirazione e quel che inspira è il suo elemento animico che durante le stagioni calde era diffuso nel cosmo. Ora la Terra è come se vagasse sola nel cosmo, con il suo elemento animico ritirato in sè e le forze di coscienza manifeste.

Al crepuscolo dell'Estate, addentrandosi nelle stagioni in cui la natura muore e si oscura il mondo, l'uomo è chiamato a vincere la malinconia che lo assale; egli deve imparare a trovare dentro di sè le forze del cosmo e ad evocare in sè, la luce e il calore.
Man mano che la terra si spoglia di vita, è tempo che lo spirito inidividuale affermi la sua energia, esso deve risvegliarsi con le forze di coscienza: è ora possibile pensare più chiaramente, fare progetti per il futuro e perseguirli, perchè quando la natura appassisce, allora lo spirito umano si desta ed ha nuove forze per affermarsi. E' questo il periodo in cui l'uomo ha maggiori forze di intelletto e di azione.
Quando si avvicina l'inverno l'uomo nobile si concentra su ciò che deve compiere, sugli enigmi che deve sciogliere, su ciò che può imparare, su ciò che deve migliorare dentro di sè e intorno a sè.
In tal modo il calore della volontà si accende fin nell'organismo, questo calore divenuto più intenso, si trasforma in luce interiore, una luce che illumina il mondo mentre cala la tenebra esteriore.

Mentre l'uommo intensifica la sua azione e dà più energia al suo pensiero, la luce solare dell'Inverno penetra nelle profondità della terra e trasmette fin lì le forze che alimentano la vita che si manifesterà nella futura primavera.
Proprio nel più profondo Inverno la Terra assume il volto della Madre che sta per generare la Vita futura; il volto della Terra ricoperta di neve diventa candido e purissimo e somiglia al volto, chiaro, pallido e roseo di una donna che sta per diventare madre. La Terra ricoperta di neve assume una purezza lunare, manifestandone le forze legate alla generazione e alla riproduzione delle forme viventi.
Camminando su un paesaggio innevato, baciato dal Sole meridiano, ci si accorge inoltre che il fondo di neve e ghiaccio, crea come uno specchio cosmico che riflette i raggi e gli influssi spirituali del Sole. Quei raggi nel giorno del Solstizio discendono sulla terra e con essi la forza del Sole discende nella materia terrestre.

E' al Solstizio di Inverno che la Terra diventa madre, così come nella volta scura del cosmo, la Dea Madre genera il Fanciullo Solare, immagine che attraversa i secoli e le religioni.
L'immagine della Dea Madre con Fanciullo Solare richiama l'uomo ai suoi doveri spirituali e terreni, trasmette a chi la medita le forze più sublimi per affrontare il nuovo anno che nasce dall'oscurità dell'inverno.

Liberamente tratto da: La Scienza dello Spirito (pagina Facebook)

giovedì 15 dicembre 2011

L'annuncio del Cristo: avvenimento universale


Nei popoli antichi, diversamente da oggi, si aveva una visione spirituale dell'esistenza. Con ciò non si intende dire che essi conducevano una vita simile alla nostra, ma che avevano più fede nella presenza di un Dio o più dei; si vuol dire piuttosto che essi realmente percepivano la presenza del mondo spirituale come reale e tangibile.
Questo tipo di rapporto con il mondo spirituale era a fondamento anche delle antiche religioni “solari”, la cui radice era la concezione del Sole quale aspetto manifesto del principio divino, origine della stessa vita terrena.
Quel che è interessante per noi è che presso i popoli che seguivano i culti legati al Sole, si possono trovare annunci di un evento che avrebbe cambiato per sempre l'evoluzione dell'uomo. E' un punto interessante, perchè mentre oggi siamo abituati a pensare alla Natività come un evento di “proprietà” del Cristianesimo, e quindi legato solo all'Ebraismo dell'antico Testamento, sembrerebbe in realtà che fosse un evento atteso e preannunciato in diversi angoli del mondo.

Il culto del Sole
Nel culto del Dio-anno si osservava come il Sole muore e rinasce nel corso dell'anno e che così fa anche l'uomo con il suo ciclo di vita: egli muore e rinasce. L'anno solare dunque può essere concepito come l'espressione di una legge universale di ritmica evoluzione, ossia quella del tramontare e risorgere.
In questo culto, un momento speciale assumeva significato sacro: il momento in cui la luce, nella parte inferiore dell'eclittica, sembra spegnersi e sparire nella terra e su cui invece nuovamente si eleva il ritmo delle stagioni, ritrovando uno splendore più vivo: il solstizio di inverno.
Poiché come ho scritto precedentemene le antiche religioni solari avevano una visione spirituale dell'esistenza, e consideravano l'uomo dotato di un'anima e/o di uno spirito che sopravvive al corpo, esse vedevano, nella sparizione della luce nel mondo delle tenebre, e nel suo rinascere, il simbolo di ciò che rinasce anche nell'uomo dopo l'esistenza terrena.
Sembrerebbe che nei culti solari della preistoria, ci fosse una sorta di presentimento della nascita dell'autentico “eroe solare”.
Un esempio per quei popoli, valga su tutti: nella tradizione indo-iranica, i seguaci del Dio Solare Mitra, celebravano l'astro della luce e della vita, proprio nei giorni del soltizio di inverno, in una data del resto fatidica per la storia di tutte le religioni.

L'annuncio nelle culture
Facciamo però qualche passo avanti nel tempo, ricordiamo come i veggenti della tradizione biblica si fossero comunicati l'un l'altro l'approssimarsi del giorno della Natività, e come anche in altri popoli fosse stato annunciato il massimo evento dell'evoluzione dell'uomo.
Gli astrologi avevano calcolato nel ciclo l'approssimarsi della Sua stella; le Pizie della Grecia e le Sibille dell'Oriente, nei responsi, predicevano la Sua venuta e Atene elevava altari al “Dio sconosciuto” che avrebbe restituito all'uomo il “corpo incorruttibile” o “corpo di resurrezione”.
Con analogo senso l'intuizione dei poeti evocava l'immagine del Salvatore, attraverso la visione di un nuovo ideale di vita: Vir­gilio cantava il « fanciullo divino » che sarebbe venuto ad instaurare un « nuovo ordine » e a restituire sulla terra la remota « età del­l'oro »; mentre Eschilo aveva già osato affermare che il regno di Giove era presso al tramonto. Così la filosofia, dopo aver raggiunto i culmini della speculazione cosmologica ed etica, aveva detto con Socrate « che occorreva ora attendere che discendesse dal ciclo, per esprimersi, qualcosa di più significativo »
La missione del « Logos solare » sulla Terra viene preannunciata dai Santuari dell'India, dell'Iran e del Caldea, e in particolare dalla visione di Osiride resuscitato, chiamato nelle cripte egizie il « Sole di mezzanotte », o « Portatore luce ».
Gli storici di Roma, Tacito e Svetonio, si volgevano all'Oriente, come per salutare un'alba fatidica. I grandi oracoli del monte ellenico — Delfo e Dodona — cessarono a un tratto di profetare e si chiusero nel silenzio qualche tempo prima della nascita di Gesù quasi a voler significare che il periodo delle visioni e delle divinazioni era sul punto di concludersi, perché stava per giungere Colui che doveva svegliare il Divino nell'intimo della individualità umana, il portatore dell'Io cosmico, il rivelatore della origine spirituale dell'uomo.

L'attesa del cosmo
Sembrerebbe che l'anima di tutta la storia palpiti intorno alla nascita di Cristo: le più chiare e ardite espressioni del pensiero, delle profezie e dell'arte, convergono verso la sua immagine, nel momento della Incarnazione.
Una sorta di attesa cosmica, dunque, una sospensione degli spiriti e delle cose, che si propaga sino al firmamento; una pausa nel tempo fatta di silenzio e di immobilità maestose, precedono la Nascita Divina.
Quando la data comincia ad approssimarsi, già le guerre nel mondo sono cessate: la spada di Roma, che sino ad allora non aveva avuto tregue, riposava nella guaina; il tempio di Giano rimase chiuso. E nel momento in cui la serenità del mondo sembrava rag­giungere un apice universale, il Bimbo atteso nasceva nella capanna di Bethlemme.
Il mattino della natura coincise da allora con il mattino del­l'umanità che si destava a nuova visione dell'essere.


Vedi anche:
Oggi nasce Cristo per noi
La Terra e lo Spirito del Cristo
Natale: dal buo alla luce

lunedì 12 dicembre 2011

Oggi nasce Cristo per noi

Tratto da "Natale - Conferenza, Berlino 1907" di R. Steiner


“Questo è il mio corpo”, “Questo è il mio spirito” 
Con queste due sentenze il Cristo stesso ha indicato la Terra come il Suo organismo (vedi: La Terra e lo Spirito del Cristo)
E’ possibile iniziare dunque ad avvicinarsi al vincolo vivo tra sé ed il Cristo attraverso l’amore per la Terra e quanto in essa vi è di vivente. Nel sentire questo vincolo vivo con il Cristo sta la coscienza cristiana.

L’evento cosmico per cui l’Io del Cristo entra in rapporto con l’Io umano si ripete ogni anno quando le giornate si accorciano e la Terra fisica si addormenta. E’ in questo periodo che si risveglia la coscienza spirituale della Terra e che noi possiamo entrare in comunicazione immediata con il Suo Spirito. Perciò non è un caso che la Natività del Signore sia stabilita nell’epoca dei giorni più brevi e delle notti più lunghe, dato che in questo avvenimento vi è la presenza dell’anima più elevata dell’evoluzione terrestre.
Ora lo Spirito della Terra non è più impegnato nella vita materiale come nelle stagioni calde, ma si risveglia alla vita spirituale e noi possiamo entrare in contatto diretto con Esso.
Per essere cristiani bisogna sentire il vincolo vivo col Cristo che realmente dimora sulla Terra e che, nel momento in cui sul Golgota il sangue sgorgò dalle ferite, trasferì la sua attività sulla Terra rendendola così partecipe dell’opera di Dio (nel testo originale si parla di Opera del Sole e non di Dio, ma questo aprirebbe tutto un lungo discorso).

La missione del Cristo
Nei tempi che precedettero la venuta del Cristo, troviamo che vi era un amore collegato ai vincoli di sangue; essi infatti dicevano: “Io già ero in Abramo” intendendo che essi si riconoscevano come un unico “Io” legato alla stirpe ed al sangue. Non percepivano cioè realmente l’Io individuale.
Con il Cristo invece fa la sua apparizione l’Amore spirituale, indipendente dal sangue e dalla carne, poiché Egli porta la coscienza dell’Io Sono, l’Io individuale svincolato dai legami di consanguineità. Egli non dice “Io già ero in Abramo”, ma “Prima di Abramo era Io sono” (questa traduzione è diversa da quelle classiche), intendendo che l’Io sono, il principio divino presente in ciascuno, esisteva prima di Abramo, derivando da Dio medesimo.
Per mezzo del Cristo dunque è penetrata dell’uomo la cognizione cosciente dell’”Io Sono”, mentre prima non sentivano la piena divinità dell’entità dell’uomo. Sentivano l’ “IO sono”, ma lo ricollegavano ai propri antenati.
Egli dunque portò la coscienza che esiste nell’uomo qualche cosa di molto più antico, di molto più indipendente.
L’”Io sono” contiene ciò che esiste in ogni singola persona, e l’amore dovrà dunque rivolgersi alle singole persone, in modo indipendente. Colui che farà dipendere l’amore dalla base naturale, dai legami del sangue, non sarà Cristiano nel vero senso; è l’Amore spirituale come vincolo di fratellanza che unisce tutta l’Umanità.

Chi comprende questo, penetra profondamente nell’essenza del pensiero Cristiano e della vita Cristiana e comprende anche perché il Cristo ci dice “Io sono con voi ogni giorno fino alla fine del mondo”.
Così, sapendo che l’”Io sono” è al di fuori del tempo, poiché deriva da Dio medesimo, si comprende anche l’antifona Natalizia che recita ogni volta “Oggi nasce Cristo per noi”. E’ infatti un avvenimento fuori dal tempo che si compie nuovamente in ogni Notte di Natale e non un avvenimento che ci limitiamo a ricordare.


Vedi anche L'anima dei quattro regni: umano, animale, vegetale e minerale

La Terra e lo Spirito del Cristo



Tratto da “Natale – Conferenza, Berlino 1907” di R. Steiner


La vita di oggi appare fredda, arida, ottusa se confrontata con il sentire caldo e profondo di un tempo, quando era viva l'intuizione dei legami tra l'uomo e l'essenza divina dell'Universo. A molti la vita contemporanea appare concreta, ma la realtà è che i nostri sentimenti sono diventati delle fredde e vuote astrazioni; osserviamo la vita come da dietro un vetro e ci avvertiamo come separati dal resto del'Universo, dalla Terra stessa su cui viviamo e dalle forme di vita che in essa trovano dimora.
Il fatto è che l'uomo ha perduto il contatto diretto con la vita, poiché ha perduto la visione animica degli intimi rapporti esistenti tra lui ed il mondo circostante.

Nel precedente articolo ho descritto come la Terra ed i regni che in essa esistono (minerale, vegetale, animale oltre che umano) siano dotati di un'anima, benché essa sia individuale solo nell'uomo, mentre per gli altri tre regni si parla di un “anima di gruppo” o “Io collettivo” (vedi: L'anima dei quattro regni: umano, animale, vegetale e minerale)
Conoscendo queste cose, ma soprattutto facendone esperienza nel contatto amorevole con la Natura, essa diviene davvero vivente per noi e possiamo varcare i limiti della nostra individualità ed estendere così il nostro sentimento al mondo intorno a noi.
La possibilità di percepire l'essenza spirituale della Terra e della Natura sono il fondamento per divenire UNO con ogni singola cosa che ci circonda, poiché iniziamo a scorgere e a sentire con l'anima e lo spirito quest'essenza.

I cicli della Natura(vedi: Natale: dal buio alla luce)
A Primavera si allungano le giornate e la luce si riversa su di noi, tutto si riveste di verde. In questo periodo dell'anno noi possiamo scorgere non solo ciò che appare alla vista fisica, ma anche qualcosa che è in rapporto con l'Anima e che si espande verso l'alto.
Di Inverno vediamo invece come l'Anima della Terra si avvii verso il sonno: le giornate si accorciano, la luce diminuisce, e la Natura si ritrae così come noi quando la sera siamo stanchi.
Sappiamo che la Terra è un organismo vivente, dotato di corpo astrale (vedi: articolo precedente), ed esso subisce dei cambiamenti nelle varie stagioni. Nell'epoca in cui la vita rinasce sulla Terra, il suo corpo astrale è impegnato nell'esistenza materiale affinché le piante crescano e germoglino e tutto si sviluppi; si ha quindi una manifestazione dello Spirito della Terra. Quando invece in Autunno il suo corpo astrale si addormenta, esso passa ad un'attività spirituale.

“Come diversamente ci moviamo per il mondo, quando sappiamo che ad ogni passo siamo circondati da esseri di cui vediamo le azioni!” (cit. “Natale – Conferenza, Berlino 1907 di R. Steiner)


Il sonno dell’uomo e il sonno della Terra
Quando l’uomo si addormenta, avviene un processo vitale (avrò modo di descriverlo in futuro) per cui a poco a poco il corpo astrale e l’Io dell’uomo si ritirano dal corpo fisico e si librano nel mondo spirituale da cui, (parlando sinteticamente) attingono forze per il nuovo giorno. Se l’uomo potesse conservare il suo stato di coscienza quando dorme, egli si sentirebbe circondato dal mondo e dall’azione spirituale ed entrerebbe in un’altra forma di esistenza, poiché in lui sarebbe desta la coscienza spirituale.
La stessa cosa avviene per la Terra.Come per l’uomo, quando la Terra a Primavera e in Estate è desta, il suo corpo astrale è impegnato nell’esistenza materiale, ma quando la vita si ritira (così come quando l’uomo si addormenta) il corpo astrale può liberarsi dall’attività materiale e dedicarsi ad un’attività spirituale.
Proprio quando la Natura appare dormire, essa dunque è più cosciente e più diretto può essere il contatto tra l’uomo e la natura a livello di comunicazione spirituale.

Chi è lo Spirito della Terra?
Lo Spirito della Terra è il Cristo ed essa dunque è il Suo organismo. Ecco in quale senso è corretto dire che il creato è la manifestazione del Dio vivente.
Egli lo affermò quando accennando a ciò che di solido produce la Terra disse “Questo è il mio corpo” e accennando ai succhi che scorrono sulla Terra disse “Questo è il mio sangue”.
Questo non fu sempre così, ma ci fu un mutamento che portò alle condizioni in cui viviamo noi, con l’avvento del Cristo stesso. Quando sul Golgota sgorgò il sangue dalle ferite questo evento modificò il corpo astrale della Terra; si tratò di un evento cosmico poiché da qual momento l’Io del Cristo passò nella Terra e si congiunse con Essa.
Oggi dunque noi possiamo vedere il Cristo quale Spirito centrale della Terra.
 Nel sentire il vincolo vivo tra sé stesso e lo Spirito del Cristo sta la coscienza cristiana ed il senso delle parole: “Io sono con voi ogni giorno fino alla fine del mondo”.

L'Anima dei quattro regni: umano, animale,vegetale e minerale


L'uomo
In altri articoli abbiamo descritto come l’uomo sia triarticolato in corpo, anima e Spirito (vedi L'uomo: i 4 corpi costitutivi) .
Nell’uomo l’anima è un principio individuale, in quanto dimora, per così dire, in un corpo separato. Essa è la sede della vita interiore (dove risiedono sentimenti e pensieri) e della coscienza del mondo esterno.

Il regno animale
Nel medesimo articolo ho accennato al fatto che anche gli animali hanno un’anima; non a caso la parola anima è contenuta nell’etimologia del sostantivo anima-li. Tuttavia nel caso del regno animale siamo di fronte ad un “Io collettivo” o “Anima di gruppo” e non individuale come nel caso dell’uomo. Essa dimora non sul piano fisico, ma su quello astrale e su questo piano gli “Io collettivi” sono come delle personalità separate, così come sul piano fisico la persona umana è separata dalle altre.
Tutti i singoli gruppi di specie affini hanno una comune “Anima di gruppo” e la distanza che separa gli animali di una specie, la distanza fisica, non ha nulla a che fare con ciò, essi comunque appartengono al medesimo “Io collettivo”.
Come le dieci dita appartengono ad una determinata persona, così, per esempio, tutti i leoni appartengono all’anima collettiva del leone” (cit. “Natale” di R. Steiner – conferenza Berlino 1907)
La caratteristica di queste singole anime collettive è la saggezza, per quanto gli animali appaiano a noi poco saggi; anzi, esse sono infinitamente più sagge dell’Io umano sul piano fisico, e per comprenderlo è sufficiente osservare i meravigliosi istinti dei singoli animali.

Il regno vegetale
Anche nel caso del regno vegetale possiamo parlare di un “Io” o “Anima collettiva”, ma essa dimora non nel piano astrale, bensì in un mondo ancora più elevato (denominato Devachan). La dimora delle piante, dei loro “Io collettivi”, è il centro della terra.
Queste Anime collettive sono ben poche, perchè ciascuna di esse comprende un numero molto grande delle piante presenti nel mondo fisico.
La Terra stessa è un organismo vivente e completo e le piante ne fanno parte come i capelli fanno parte di un organismo umano. Esse dunque non sono esseri autonomi, ma parti dell'organismo Terra e da questo si può comprendere come il dolore ed il piacere delle piante siano il dolore ed il piacere della Terra.
La Terra soffre se si strappa una pianta con le radici, mentre se si lede una pianta nelle sue parti superiori (come quando si miete il grano) essa prova piacere e sollievo come la mucca quando il vitello succhia il latte.
Sapendo questo possiamo iniziare a sentire all'unisono con l'organismo terrestre, imparando a conoscerne il dolore ed il piacere. Essa, per questa via, diventa per noi sempre più piena d'anima e di spirito.

Il regno minerale
Il regno minerale è solo apparentemente privo di vita. Anch'esso prova sensazioni di dolore e piacere.
Sarebbe facile pensare che quando rompiamo la roccia con un martello o sciogliamo sale in acqua, ciò provochi dolore alla Natura, invece al contrario tutto ciò che si disgrega, che si scioglie nel mondo naturale produce gioia nella Natura, mentre tutto ciò che sii cristallizza, solidifica, si condenza le produce dolore.
Questo si chiarisce se consideriamo che la Terra era originariamente un globo liquido-incandescente e tutta la materia vi si trovava allo stato di fusione. Per poter diventare la solida Terra su cui noi dimoriamo essa dovette però consolidarsi e questo processo produsse una sensazione di dolore nel regno minerale. Per tanto, sempre considerando la Terra un'organismo vivente, possiamo sapere che la sua ossatura si è formata nel dolore.

Queste considerazioni ci aiutano a penetrare nuovamente negli intimi rapporti (dimenticati) tra l'uomo ed il mondo circostante, restituendoci la sensazione di come vibri in modo spirituale anche la Natura e l'Universo. Su questa strada ciascuno di noi potrà sentire, come un tempo avveniva, il caldo amore che pervade l'Universo.


Vedi anche 
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L'Uomo: i 4 corpii costitutivi
Perchè mangiare biodinamico: alimentazione
Perchè il biologico - Alimentazione